venerdì 8 aprile 2011

PRATI POSSEDUTI

Scrissi questa poesia tre forse quattro anni fa ancor quando non cercavo paesaggi surreali e intingevo la penna nell'inchiostro. Cercai di creare rime e dargli una certa struttura. Secondo me non è male poi ditemi voi.



Il mio albero precoce ingiallisce
lontano da passi umani fu piantato;  
una pace turbolenta lo colpisce
senza tregua malamente torturato.

Tra la spoglia vegetazione, al calar
della sera, foglie cadon come lacrime
ai suoi piedi, disperatamente accettar
le deve sperando possan esser l'ultime.

Odo la solitudine a noi vicina cantar
piena di vita, parole prive di senso;
la nostra tanto attesa morte vuol negar.

Penso a quanto il nostro cuor, immenso
possa esser per continuare a sperar
invano nel domani che ancor non ha senso.





4 commenti:

slevin ha detto...

Bhe.....che dire! Le tue poesie hanno sempre un velo di tristezza/malinconia, questa invece mi sa' di speranza, di qualcosa che puo' accadere, di qualcosa di positivo.
Forse mi sbaglio ma "un cuore immenso che continua a sperare nel domani", anche se non ha senso, mi da' questa impressione.

Bravo!!!

Nadia ha detto...

Anche se non prediligo le rime nelle poesie, è il contenuto che conta e in questa ci si legge la speranza nel futuro che è sempre più forte della realtà del presente.
Il tuo albero precoce ingiallisce e perde le foglie, come tutti, ma è un letargo momentaneo per rifiore ad ogni primavera, più forte e robusto di prima e pronto a tutte le intemperie.

Buon fine settimana, Fred!

P.S.: Se non avessimo un grande cuore, non dipingeremmo i nostri pensieri. Tutto il resto si supera con la forza della ragione. :-)

Legolas ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Legolas ha detto...

Salute Fred!
Davvero notevole, bella, piena di un contenuto dannatamente possente, ricco di un'angoscia che preme sempre più forte dentro chi certe sensazioni le vive con tutta l'anima che ha!
Accetta il mio umile complimento...Lunga vita e prosperità Fred helda!

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